Tra le tante cantautrici italiane in attività scelgo sempre Cristina Donà. Ho un’adorazione particolare per questa artista, songwriter di razza dotata di una voce meravigliosa, eccellente musicista nonché autentica garanzia dal punto di vista live. Credo che il suo talento non sia mai stato riconosciuto a dovere. Questo è grave ma, in fin dei conti, non mi stupisce. Purtroppo qui in Italia il talento non ripaga e non lo scopre certo il sottoscritto. C’è poco da fare: l’informazione musicale è pressoché al capolinea, le radio più seguite passano canzoni imbarazzanti e, cosa da non sottovalutare, il pubblico è incapace di orientarsi, non ha gli strumenti adeguati per distinguere un autore valido da uno prevedibile e non dispone inoltre di quella curiosità, quella fame, necessaria per andare a cercarsi da solo musica di spessore, musica semplicemente bella.
In un Paese normale una compositrice del calibro della Donà dovrebbe avere un’attenzione importante, il che vuol dire, ad esempio, una notorietà garantita da un sostegno concreto da parte delle radio. E poi si meriterebbe di intraprendere dei tour lunghi, riempiendo club, teatri e palazzetti. Indubbiamente di soddisfazioni se n’è tolte, ma non credo sia abbastanza quanto raccolto in più di vent’anni di carriera. D’altronde parliamo di una cantautrice fenomenale, capace di scrivere decine di pezzi magistrali, senza dimenticare gli irresistibili album di inediti rilasciati a partire dal 1997, anno di uscita di “Tregua”.
Nell’arco di circa quattro lustri la Donà ha scritto alcune tra le pagine più belle della musica italiana eppure, tirando le somme, a riconoscere un aspetto simile è comunque una minoranza. Lo Stivale intero dovrebbe chinarsi di fronte alla classe di un portento come lei. “Nido”, “Dove sei tu”, “La quinta stagione”, “Torno a casa a piedi”, “Così vicini”: non dei dischi qualsiasi, bensì delle vere e proprie perle.
Grazie di tutto Cristina, esempio di coerenza, coraggio, umiltà e professionalità.
Alessandro
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